La crescita dei data center pone sempre più attenzione sul rapporto tra infrastrutture digitali e consumo delle risorse idriche. L’acqua può infatti essere utilizzata in diversi sistemi di un data center, dal raffreddamento all’umidificazione, fino agli usi ordinari della struttura. Le scelte di progettazione di data center comportano inoltre un equilibrio tra consumo di acqua ed energia: ad esempio, alcune alternative alle torri di raffreddamento possono eliminare il consumo d’acqua, ma aumentare quello energetico.
In questo contesto, il Positive Water Impact propone di andare oltre la sola riduzione dei consumi idrici. L’approccio considera la dipendenza del sito dalle risorse idriche, le condizioni del bacino e tre dimensioni dello stress idrico: disponibilità, qualità e accessibilità. L’obiettivo è che il contributo dell'organizzazione superi il proprio impatto nei bacini soggetti a stress idrico.
Per i data center, questo significa partire dall’analisi delle fonti di approvvigionamento, della domanda legata al raffreddamento, della disponibilità stagionale, della qualità dell’acqua e delle condizioni climatiche future. Riduzione delle perdite, fonti alternative, riuso e recupero, trattamento avanzato e coordinamento tra strategie idriche ed energetiche possono contribuire a ridurre la vulnerabilità operativa. A queste misure possono affiancarsi iniziative che producono benefici più ampi per il bacino, come utilizzo di acqua recuperata, infrastrutture di trattamento condivise e collaborazione con utility e altri utilizzatori.
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