Nel contesto della sostenibilità industriale, la gestione dell’acqua non può più limitarsi alla sola riduzione dei consumi o all’efficienza di un sito produttivo. Con la crescente variabilità climatica, eventi estremi più frequenti e maggiore competizione per la risorsa idrica, le organizzazioni sono chiamate a considerare il proprio ruolo all’interno del bacino idrografico in cui operano. Questo approccio è reso ancora più rilevante dall’evoluzione della normativa europea, che introduce requisiti più stringenti in materia di scarichi e responsabilità ambientale.
In un articolo di Energia Plus, Marco Lassini, Europe Climate Solutions Lead, parla del protocollo Positive Water Impact (PWI), un framework promosso dal CEO Water Mandate delle Nazioni Unite. Il PWI propone un percorso articolato in tre fasi: comprensione del bilancio idrico aziendale, riduzione della vulnerabilità operativa e contributo attivo alla resilienza del territorio. L’obiettivo è passare da una logica focalizzata esclusivamente sull’efficienza interna a una visione più ampia a beneficio dell’intero sistema idrico locale.
L’approccio del Positive Water Impact è particolarmente rilevante per settori ad alta intensità idrica, come industria, agricoltura e data center. Ad oggi, le tecnologie avanzate per il monitoraggio, il trattamento e il riutilizzo delle acque sono già disponibili. La sfida riguarda la governance e la capacità di coordinare stakeholder pubblici e privati. In questo scenario, il Positive Water Impact rappresenta uno strumento concreto per integrare continuità operativa, gestione del rischio idrico e resilienza territoriale in una strategia condivisa e orientata al lungo termine.
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