L'articolo è stato redatto con il contributo di Martina Inversini, Biologist e Environmental Specialist.
La gestione dell'acqua non è più una questione di conformità normativa: sta diventando un tema strategico di resilienza e continuità operativa. Negli ultimi anni, la gestione della risorsa idrica in Italia risulta prioritaria e strategica. Siccità ricorrenti, precipitazioni estreme e una forte competizione tra i diversi usi dell’acqua (civili, industriali e agricoli) stanno trasformando la disponibilità della risorsa come aspetto centrale per la gestione delle imprese, territori e infrastrutture.
Molte organizzazioni continuano a gestire le proprie risorse idriche concentrandosi principalmente sulla conformità autorizzativa e sulla riduzione dei propri consumi. È giusto, ma non è più sufficiente.
Le aziende devono comprendere come i cambiamenti climatici, l'evoluzione normativa e le condizioni del contesto territoriale (del bacino idrografico per quanto riguarda le risorse idriche) in cui operano possano influire sulla loro capacità di produrre, crescere e attrarre investimenti.
In questo scenario la capacità di gestione sostenibile delle le risorse idriche diventerà sempre più un elemento distintivo per la competitività e adattamento delle realtà industriali.
Normative come il Decreto-legge “Siccità” DL 63/2023, le indicazioni del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), la Direttiva Quadro Acque (UE) 2026/805, richiedono alle aziende non solo la conformità normativa, ma la consapevolezza del contesto idrico locale e dei rischi climatici futuri nell’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici.
Perché le strategie tradizionali non bastano più
Per molti anni la gestione delle risorse idriche è stata valutata principalmente attraverso indicatori di consumo e impronta idrica aziendale. Sebbene questi strumenti rimangano importanti, non sono sufficienti a descrivere il reale impatto di un'attività industriale sul territorio né la sua esposizione ai rischi idrici in termini di quantità e qualità delle acque.
Due impianti con consumi simili possono infatti generare impatti molto diversi a seconda del contesto in cui operano: un prelievo sostenibile in un'area ricca di risorse idriche può diventare critico in un bacino caratterizzato da stress idrico crescente.
Per questo motivo emerge la necessità di adottare approcci che considerino non solo le performance del singolo sito, ma anche le condizioni ambientali, sociali ed economiche del territorio in cui esso è inserito.
" }Positive Water Impact: il framework internazionale strategico che va oltre l’impronta idrica
In questo contesto si inserisce il protocollo Positive Water Impact (PWI) pubblicato dal CEO Water Mandate nel 2024 e le guide pubblicate dal World Resource Institute (VWBA – Volumetric Water Benefit Accounitng and WQBA – Water Quality Benefit Accounting). Le linee guida costituiscono un framework metodologico internazionale per la gestione dell’acqua che va oltre la riduzione dell’impronta operativa. Più che uno strumento di misurazione, il PWI propone un cambio di prospettiva: passare dalla semplice riduzione degli impatti alla generazione di benefici misurabili per il bacino idrografico di riferimento.
L'obiettivo non è solo diminuire l'impronta operativa di un sito, ma fare in modo che il contributo complessivo dell'organizzazione superi gli impatti generati sul territorio in termini di disponibilità, qualità e accessibilità della risorsa idrica.
Perchè adottare il protocollo PWI?
Il PWI è applicabile a livello di organizzazione o portfolio di asset, per qualsiasi impresa, indipendentemente dal settore o dall’area geografica.
Le ragioni per applicare il protocollo PWI sono molteplici e rilevanti sul piano strategico, normativo e operativo.
- Evoluzione del quadro normativo europeo. Le strategie e le normative europee come la Direttiva Acque, Green Deal, Tassonomia UE, stanno progressivamente incorporando i principi di gestione sostenibile della risorsa idrica. Questo influenza direttamente le scelte strategiche delle imprese.
- Crescente rilevanza della rendicontazione ESG. La gestione sostenibile dell’acqua rientra nei criteri di rendicontazione degli standard europei ed internazionali (GRI, CSRD e ESRS, CDP Water e TNFD). Le aziende devono dimostrare trasparenza su prelievi, riuso e impatti idrici e definire degli obiettivi di miglioramento.
- Accesso a finanziamenti e opportunità di investimento. L’accesso a fondi europei e nazionali è sempre più legato alla conformità con gli SDGs e alla capacità di integrare la gestione sostenibile dell’acqua nei piani industriali.
- Riduzione del rischio operativo e maggiore resilienza. La disponibilità e la qualità della risorsa idrica incidono sempre più sulla continuità del business. Questo porta un’organizzazione a valutare la resilienza e l’utilizzo della risorsa idrica nel proprio contesto normativo.
Dentro il protocollo PWI: approccio, fasi e pilastri
Il protocollo si basa su un approccio sistemico e a scala di bacino idrografico. Considera il contesto idrologico, ambientale e socioeconomico e le dimensioni dello stress idrico. Richiede alle aziende di andare oltre il bilanciamento dell’impatto e dell’impronta operativa, contribuendo in modo misurabile alla riduzione dello stress idrico del bacino. Per farlo, suggerisce azioni concrete, investimenti strategici e il coinvolgimento attivo degli stakeholder.
Il protocollo PWI è strutturato in cinque fasi sequenziali e interdipendenti (Awareness, Ambition, Assessment, Action, Measurement) e si fonda su un’analisi integrata delle tre dimensioni dello stress idrico: availability – disponibilità della risorsa, water quality – stato qualitativo della risorsa e accessibility – accessibilità alla risorsa da parte della popolazione.
Il protocollo si applica secondo un modello a tre pilastri:
- Pillar 1 – Inside the fence (company-driven): gestione delle attività a livello di sito, con focus sulla riduzione dell’impronta idrica operativa;
- Pillar 2 – Outside the fence (company-driven): implementazione di azioni promosse dall’azienda al di fuori del perimetro operativo, anche attraverso il coinvolgimento degli stakeholder;
- Pillar 3 – Outside the fence (stakeholder-driven): sviluppo di interventi a scala di bacino idrografico, in coordinamento con attori istituzionali e territoriali.
Attraverso questa articolazione, il protocollo consente di affrontare in modo progressivo gli impatti diretti e indiretti e di andare oltre il semplice bilanciamento dell’impronta operativa. L’obiettivo è fare in modo che il contributo complessivo del sito superi gli impatti generati sul bacino idrografico di riferimento, in linea con il principio di positività idrica.
" }Dove trova applicazione il protocollo PWI e come lo abbiamo applicato
In Italia, siamo fra la prime società di consulenza a proporre l’applicazione del protocollo, operando in un contesto ancora ad alta complessità.
Il protocollo PWI trova applicazione prioritaria in contesti industriali ad elevata intensità idrica (impianti chimici, energetici, raffinerie e data center), dove la gestione dell’acqua rappresenta un elemento sempre più rilevante per la resilienza operativa, anche alla luce dei cambiamenti climatici.
La nostra esperienza nell’applicazione del protocollo su diversi siti industriali ci ha mostrato come la sua implementazione richieda un approccio strutturato. Si basa su una solida capacità di raccolta, gestione ed elaborazione dei dati e sulla capacità di individuare e prioritizzare le azioni più efficaci al raggiungimento della positività idrica.
Nella fase di definizione del profilo idrico del sito (Pillar 1 – Assessment), l’analisi si fonda sulla raccolta e validazione di dati sito-specifici relativi a prelievi, consumi, riutilizzi e scarichi, messi in relazione con le diverse dimensioni dello stress idrico. Questo consente di ricostruire il bilancio idrico e di individuare le principali criticità e opportunità di miglioramento.
Parallelamente, la costruzione del quadro conoscitivo del contesto esterno (Pillar 2 e 3 – Assessment) richiede l’integrazione di informazioni territoriali provenienti da strumenti di pianificazione e gestione delle risorse idriche. Le analisi che abbiamo condotto nei differenti siti ci permettono di caratterizzare il bacino di riferimento, identificare le pressioni, gli stakeholder coinvolti e le iniziative esistenti per la gestione delle criticità.
In questo processo, la qualità e la coerenza dei dati rappresentano un elemento determinante. I dati di sito sono generalmente forniti dai gestori degli impianti, mentre quelli territoriali derivano dagli strumenti territoriali disponibili. La capacità di integrare dataset eterogenei e di trasformarli in informazioni utili al processo decisionale costituisce un fattore chiave per l’efficacia dell’analisi.
A questo punto sono definite le azioni (Pillar 1, 2, 3 – Action). Questa fase comprende l’individuazione e la prioritizzazione di interventi quali l’efficientamento dei consumi, il riuso dell’acqua e le iniziative a scala di bacino. Le opzioni individuate possono essere successivamente sottoposte a valutazioni di fattibilità tecnica, economica e autorizzativa e prioritizzate. L’analisi può essere estesa anche a livello di portafoglio di siti, consentendoci di confrontare contesti differenti attraverso metriche omogenee e di individuare le priorità di intervento.
Verso una nuova cultura della resilienza idrica
La sfida della resilienza idrica non può più essere affrontata attraverso interventi isolati o esclusivamente orientati alla conformità. La nostra esperienza nell’applicazione del protocollo ci indica che raggiungere la positività idrica richiede un’impostazione multidisciplinare e data-driven. Raggiungere un bilancio idrico positivo richiede l’integrazione di competenze tecniche, ambientali, normative e di tradurre i principi del protocollo PWI in strategie operative concretamente implementabili nei diversi contesti.
In un futuro caratterizzato da una crescente pressione sulla risorsa idrica, le organizzazioni che sapranno adottare questo approccio saranno meglio preparate a gestire il rischio, cogliere opportunità di investimento e costruire un vantaggio competitivo duraturo.
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