Skip to main content
Start of main content

La permacultura può supportare l’ingegneria e l’architettura nelle sfide del prossimo decennio?

01 ottobre 2019

Cos’è la permacultura? In che modo l’ingegneria e l’architettura possono trarne spunti e ispirazione?

By Nicolò Novati 

Il decennio 2021-2030 è stato proclamato “Decennio ONU dedicato al ripristino dell’ecosistema”, dieci anni nei quali la sfida sarà intraprendere azioni concrete per il ripristino degli ecosistemi danneggiati e degradati, per combattere le crisi climatiche e migliorare la sicurezza alimentare, l‘approvvigionamento idrico e la biodiversità. La cronaca quotidiana suggerisce però che l’obiettivo posto dall’ONU per il prossimo decennio sia piuttosto fragile e manchi nella logica dei fatti uno step essenziale: prima di ripristinare i danni e le ferite generate dalle attività antropiche è urgente innanzitutto che queste stesse attività vengano interrotte, dando una svolta al nostro paradigma di sviluppo. Da qualche anno e ancor di più oggi, alla vigilia del prossimo decennio, le comunità sono alla ricerca di nuovi metodi, sistemi e strumenti per perseguire crescita e sviluppo limitando la propria impronta sull’ambiente e sulla società. In questo scenario, è di grande attualità “Introduzione alla Permacultura” di Bill Mollison, 1978, un manuale per la creazione di “sistemi ecologicamente ben strutturati ed economicamente produttivi, in grado di provvedere ai propri fabbisogni, evitando ogni forma di sfruttamento ed inquinamento e quindi sostenibili sul lungo periodo.” La permacultura è un sistema di progettazione per la creazione di insediamenti umani sostenibili. Il termine “permacultura” ha una duplice origine e deriva dalla contrazione sia di “permanent agriculture” sia “permanent culture”, dal momento che una cultura, a detta dell’autore, non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile e un’etica dell’uso delle risorse e della terra. La permacultura si basa sull’osservazione dei sistemi naturali e utilizza sia la saggezza dei metodi tradizionali, sia le moderne conoscenze scientifiche e tecnologiche. A partire dal 1978, Introduzione alla Permacultura è diventato il manifesto programmatico di un movimento di agronomi, architetti del paesaggio e, più in generale, di tecnici e pensatori. Un movimento che si è mosso nel tempo un po’ sottotraccia, ma che ora è interessante riportare alla luce per perseguire quegli obiettivi di sviluppo sostenibile e responsabile. Perché dunque l’ingegneria e l’architettura possono trarre ispirazione e spunti dalla permacultura? È solo un sistema di progettazione di sistemi agricoli sostenibili o contiene un messaggio più ampio?

Per rispondere a queste domande è utile introdurre uno dei più ricorrenti principi di progettazione in permacultura: l’ubicazione relativa, ossia ciascun elemento del sistema che si sta progettando è collocato in relazione agli altri elementi in modo che ognuno sia di supporto agli altri. Per individuare l’ubicazione relativa migliore dei vari elementi è necessario domandarsi: in che modo i prodotti di questo elemento possono soddisfare le esigenze degli altri? Quale esigenza di questo elemento è soddisfatta dagli altri? Quali aspetti di questo elemento portano beneficio ad altre parti del sistema? In buona sostanza è fondamentale condurre un’analisi di input/output di ciascun elemento del sistema, ricordando che: 1) gli input di cui ha bisogno un elemento devono essere forniti dagli altri elementi del sistema e che 2) gli output generati da un elemento sono utilizzati da altri elementi di un sistema. Un esempio pratico del principio di ubicazione relativa, applicato alla progettazione di un giardino, è la spirale delle erbe aromatiche (figura 1). Questa organizzazione delle piante offre esposizione e drenaggio variabili, con aree soleggiate e zone più drenate adatte per le erbe ricche di oli essenziali come timo, salvia e rosmarino, e zone più umide ed ombreggiate per le erbe a foglia verde, come menta, prezzemolo e coriandolo. Gli elementi del sistema dunque interagiscono tra di loro attraverso i differenti usi delle risorse (luce ed acqua).

Un secondo esempio di questo principio, applicato però alla progettazione di un’abitazione, è l’utilizzo di una serra integrata negli ambienti domestici, meglio se adiacente ad un bagno (figura 2). Le piante nella serra garantiscono all’interno della stanza un equilibrio tra luce naturale e schermatura verso l’esterno. L’acqua usata dal bagno e dalla doccia, raccolta in un serbatoio impermeabilizzato di terra o in tubi posti sotto il pavimento della serra, mantiene elevato il calore del terreno. In aggiunta, un letto di ciottoli sotto la doccia mantiene umide le piante. Le acque grigie del bagno possono essere infine recuperate per irrigare le piante (se prive di detergenti non vegetali) o per altri usi. In questo caso gli elementi del sistema dialogano tra di loro grazie al riutilizzo delle risorse (luce, calore ed acqua). L’ubicazione relativa può essere riletta in chiave moderna come un principio di economia circolare, in cui il progettista è chiamato a focalizzarsi non solamente sull’elemento che va a progettare (o in cui è specializzato) ma su tutti gli elementi che compongono il sistema, a valutare attentamente gli input e gli output di ogni componente con l’obiettivo di ottimizzare le loro sinergie. Questo principio, illustrato attraverso due semplici esempi, così come gli altri principi su cui è fondata la permacultura, forniscono spunti davvero interessanti anche per la progettazione di opere di ingegneria o architettura, soprattutto in progetti complessi ed integrati, dove è essenziale trovare le giuste relazioni tra ogni elemento, avendo come fine più ampio, citando la definizione di permacultura, “insediamenti umani sostenibili”.

(Figura 1)

(Figura 2)

Fonte:
Introduzione alla permacultura, Bill Mollison, Terre Nuove Editore, 1978

End of main content
To top