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Quanto sono sicuri i veicoli a guida autonoma sulle nostre strade?

02 luglio 2018

I veicoli a guida autonoma promettono di rendere le nostre strade più sicure in un futuro non troppo lontano

Al momento, però, siamo ancora nella fase di sperimentazione e ricerca. Abbiamo provato ad individuare alcuen situazioni che potrebbero aiutare ad accelerare la loro adozione in sicurezza.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo in questo campo sono sempre più consistenti a livello mondiale, ma proprio per questo dovremmo definire con chiarezza quale sia il livello di sicurezza che vogliamo che raggiungano i veicoli senza conducente prima che vengano regolamente introdotti sulle nostre strade, trasportando persone e interagendo con l’ambiente circostante. Sono interrogativi che destano non poche preoccupazioni, soprattutto dopo il tragico incidente avvenuto a Tempe, in Arizona, in cui un pedone è stato investito e ucciso da un’auto a guida autonoma. Tragedie come queste hanno un carico emotivo profondo e ci ricordano che la tecnologia nasce al servizio delle nostre esigenze, ma non dovrebbe mai perdere di vista la sicurezza.

Mentre l’opinione pubblica avrà probabilmente subito un impatto negativo dall’incidente di Tempe, i fautori della tecnologia AV (Autonomous Vehicle) promettono che questi veicoli saranno dotati di sensori e software in grado di monitorare l’ambiente circostante e “dialogare” tra loro, con l’obiettivo di annullare l’errore umano e inaugurare un’era d’oro per la sicurezza dei trasporti.

Gli ultimi avvenimenti però sollevano una domanda scomoda: cosa accadrà tra oggi – nel 2016 si sono contati 37.000 morti su strada negli USA e oltre 25.000 in Europa -  e quel momento futuro in cui gli AV domineranno le nostre strade?

Sappiamo che questi veicoli, una volta introdotti sul mercato, avranno raggiunto alti livelli di sicurezza. Ma saranno livelli abbastanza sicuri per tutti gli utenti?

L’opinione di un utente riguardo un’auto a guida autonoma dipende probabilmente sia dalla sua relazione con la tecnologia che dal suo stile di vita. Quelli che hanno fiducia nell’innovazione e hanno un forte senso civico, saranno probabilmente a favore dell’introduzione rapida dei veicoli a guida autonoma proprio perché potrebbero contribuire a salvare vite umane. Gli scettici faranno sicuramente più resistenza nell’accettazione degli AV, approvandone l’uso solo quando saranno molto più sicuri per l’utente medio.

La RAND Corporation, un think tank globale con oltre 70 anni di esperienza, studia soluzioni a problemi del mondo moderno fondate su dati scientifici. In uno studio recente, a proposito di veicoli senza conducente, prende spunto dai pensieri di Voltaire che diceva: il “perfetto” è nemico del giusto.

Ipotizzando una società basata unicamente sul senso dell’”utile”, i veicoli AV entrerebbero in commercio non appena superate le prove di sicurezza. Ma non viviamo in una società puramente utilitaria o razionale. Perciò RAND si è proposta di quantificare gli effetti della distribuzione di AV su diversi livelli di sicurezza, con oltre cento scenari possibili. Sono emersi due scenari principali:

Scenario 1: i veicoli senza conducente diventano fruibili quando le prestazioni di sicurezza diventano migliori del 10% rispetto al conducente umano medio (denominato Improve10), con un decremento del 10% in meno per 100 milioni di chilometri percorsi (VMT) rispetto a una media (n.d.r. dato USA) di 1,12 morti per 100 milioni di VMT.

Scenario 2: in questo scenario, i veicoli a guida autonoma devono avere un livello di prestazioni di sicurezza del 75% e del 90% (Improve75 e Improve90) rispetto al conducente umano medio che utilizza gli stessi dati di base.

È assolutamente necessario ridurre il numero di vittime di incidenti stradali il più rapidamente possibile, quindi strutturare una politica di promozione per far accettare i veicoli a guida autonoma.

Il team di ricerca RAND ha confrontato centinaia di scenari plausibili. In quasi tutti gli scenari, sia su orizzonti a breve che a lungo termine, i veicoli a guida autonoma sulla base di una politica Improve10, aiutano a risparmiare vite umane, in alcuni scenari fino a 500.000 in più. Solo in pochissimi scenari le politiche Improve75 e Improve90 salvano in modo incrementale più vite rispetto allo scenario Improve10.

I dati però non dimostrano una netta superiorità di uno scenario rispetto ad un altro. Quindi come possiamo definire una linea d’azione? In gran parte dipende dai nostri valori e dalle nostre aspettative sull’evoluzione della tecnologia. Dobbiamo necessariamente ridurre il numero di vittime del traffico il più rapidamente possibile, anche attraverso la promozione dei veicoli senza conducente.

Di seguito tre esempi di come i veicoli a guida autonoma contribuiranno a rendere le strade più sicure.

Conducenti virtuali in un mondo reale

Chi è impegnato nella creazione di veicoli senza conducente concorda sul fatto che testarli e operare in condizioni reali sia molto importante per un loro rapido sviluppo Le città dovrebbero essere desiderose e disposte ad aiutare gli sviluppatori e i produttori a convalidare la propria tecnologia in condizioni reali. Questo sta già accadendo in diversi stati, ma i test di prova possono essere aumentati a livello quantitativo e qualitativo.

I cittadini potranno ottenere vantaggi tangibili dai cosiddetti “casi d’uso a basso rischio”; questi garantiranno un accurato programma di sicurezza e formazione oltre che l’implementazione di programmi sicuri ed efficaci.

È nell’interesse dei politici e degli stakeholder far sì che queste tecnologie vengano introdotte nelle realtà urbane, per un piano di mobilità a lungo termine. Questi sforzi possono essere concretizzati in un piano economico ad hoc, una strategia di gestione dei parcheggi e del traffico o tutti questi fattori combinati insieme. La rapidità e la buona riuscita dipendono anche dai partner giusti e dai meccanismi di finanziamento.

Percezione del pubblico/ pubblica opinione

Un altro punto da affrontare è la percezione che le persone hanno dei veicoli a guida automatica e il livello di comfort che essi generano. Se è vero che molte persone finiranno per sentirsi a proprio agio nell’utilizzo di questa tecnologia, è altrettanto vero che pochissime persone accetteranno un incidente stradale provocato da un robot.

È compito di coloro che sono coinvolti nello sviluppo dei veicoli a guida autonoma educare il pubblico sui vantaggi di questa tecnologia attraverso campagne di sensibilizzazione, prove tangibili e altri canali di coinvolgimento. I cittadini devono poter dire la loro, sedersi a un tavolo e creare gruppi di discussione in cui condividere dubbi, preoccupazioni o, semplicemente, opinioni. In questo scenario, i politici dovrebbero coinvolgere gli elettori in modo tempestivo, oltre che creare partnership con le università e gruppi di studio locali per incentivare la ricerca. In ogni caso, saranno quasi sicuramente i progetti pilota con i veicoli a guida automatica calati in contesti reali lo strumento migliore per creare consenso nei loro confronti.

Investimenti di capitale

Infine, c'è la questione dell’ impegno finanziario. I veicoli a guida autonoma sono pubblicizzati come flessibili e in grado di adattarsi all’ambiente circostante.  È vero, ma c’è ancora tanta strada da fare.

I veicoli a guida autonoma si appoggiano a una rete di comunicazione sicura e veloce (5G o Wi-Fi).

I veicoli devono comunicare in modo rapido e sicuro con passeggeri, segnali stradali, veicoli di emergenza, centri di comando e tra di loro. Adeguare l’attuale sistema stradale e progettarne di nuovi richiederà investimenti importanti e un piano d’azione lungimirante, in particolare lo sviluppo di una collaborazione con le società di telecomunicazioni e le unità di sicurezza pubblica. Le città dovrebbero individuare gli interventi necessari a sviluppare il cambiamento ed affrontarlo insieme a partner di questo tipo.

Sarà, poi, necessario aggiornare anche tutte le infrastrutture a contorno di quelle stradali: una nuova pianificazione dei parcheggi, percorsi e spostamenti condivisi, stazioni di rifornimento per veicoli elettrici e altro ancora.   Per fare tutto ciò, saranno cruciali le collaborazioni con gruppo e istituti di ricerca in questo campo.

10% migliore = tante vite salvate

Sebbene sia difficile prevedere quando i veicoli a guida autonoma saranno commercialmente disponibili a livelli accettabili di sicurezza, possiamo almeno iniziare a prendere provvedimenti per favorire la loro rapida adozione. Attraverso la ricerca di RAND sappiamo, nella maggior parte degli scenari plausibili, che i veicoli con almeno il 10% in più in termini di sicurezza rispetto alla “guida media” umana, già permettono di evitare centinaia di migliaia di incidenti mortali. La guida umana sta diventando, infatti, sempre più pericolosa e “distratta”: gli incidenti dovuti a distrazioni al volante, soprattutto per l’utilizzo del cellulare, aumentano ogni anno di più.

Se decidiamo di prendere dei provvedimenti per ridurre drasticamente gli incidenti stradali mortali e accettare l’ipotesi, seppur in minima percentuale, di errore delle macchine, allora possiamo fare passi concreti per supportare questi sistemi. Dobbiamo, tuttavia, contribuire al contempo a preparare le nostre città all’introduzione dei veicoli a guida autonoma, che potrebbero contribuire a risolvere uno dei più grandi problemi a livello di salute pubblica mondiale.

 

Clicca qui per leggere la versione originale dell'articolo in inglese. 

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