La domanda di data center in Italia è in costante aumento e il nostro Paese deve attrezzarsi per governarne lo sviluppo. La nuova legge della Regione Lombardia detta le prime regole. I nuovi data center non potranno attingere agli acquedotti per raffreddare i server. Riguardo il consumo di suolo, incoraggia l’utilizzo di siti browfield. Dal punto di vista energetico predilige il recupero di calore tramite sistemi di teleriscaldamento.
In un articolo di LineaEDP, Simone Gobber, Urban Regeneration Market Leader, fa emergere un tema chiave: la necessità di superare un approccio frammentato e dotarsi di una visione strategica a livello nazionale, capace di coniugare sviluppo infrastrutturale, sostenibilità e pianificazione territoriale.
“Quello dei data Center non è un mondo nuovo. È nuova, almeno in Italia, la pressione che c’è per il loro sviluppo, in una fase ancora pioneristica dominata dall’incertezza realizzativa e normativa. Ben vengano quindi regole chiare e condivise, come quelle appena promosse dalla Regione Lombardia, che riducano l’incertezza del settore e aiutino le tante amministrazioni locali, uniche interfacce dirette verso i cittadini, ad approvare progetti di questo tipo grazie ad una base comune di valutazione. Ma la norma lombarda deve essere solo il primo passo verso una strategia nazionale che accolga una visione più ampia, proattiva ed inclusiva”.
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