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Assicurazione catastrofale: cosa cambia per le imprese e come prepararsi

09 aprile 2026

di Maurizio Beretta, Marco Lassini e Laura Fedrizzi

Il nuovo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’obbligo assicurativo catastrofale cambia la gestione del rischio per le imprese

Ecco cosa prevede il decreto e perché l’assicurazione catastrofale è un’occasione importante di consapevolizzazione sul rischio ambientale e climatico.

Una misura storica per la gestione del rischio ambientale e climatico

Con la Legge di Bilancio 2024 e il Decreto MEF 30 gennaio 2025 n. 18, l’Italia introduce per la prima volta l’obbligo assicurativo contro gli eventi catastrofali naturali per le imprese.

Una svolta che riconosce la crescente vulnerabilità del tessuto produttivo di fronte a sismi, frane, alluvioni e inondazioni ed eventi climatici estremi, e che lega direttamente la sicurezza aziendale alla gestione del rischio ambientale. I rischi climatici, in particolare, rientrano a pieno titolo tra i rischi considerati rilevanti dagli operatori finanziari per valutare la sostenibilità finanziaria di un’attività economica, che dunque dovrà gestirli per garantire la propria solidità.

Cosa prevede la normativa

L’obbligo di contrarre una polizza catastrofale nasce dall’articolo 1, comma 101, della Legge 213/2023, che impone alle imprese italiane di assicurare i beni materiali iscritti a bilancio (terreni, fabbricati, impianti e macchinari) contro i principali eventi catastrofali naturali.

Il Decreto 18/2025 definisce le modalità operative dell’assicurazione catastrofale e fissa la nuova scadenza al 31 marzo 2025 per la stipula delle polizze.

La norma garantisce livelli minimi di copertura della polizza ctastrofale:

  • fino a 1 milione di euro: copertura del 100% del valore assicurato
  • tra 1 e 30 milioni: copertura almeno del 70%
  • oltre 30 milioni o per grandi imprese: condizioni liberamente negoziabili

Per i terreni, la copertura è stabilita “a primo rischio assoluto” con un massimale proporzionale alla superficie, cioè un tetto di indennizzo commisurato all’estensione reale del bene.

Il ruolo del decreto attuativo

Il Decreto MEF è il tassello che rende operativo l’obbligo dell’assicurazione catastrofale.

Definisce i criteri per il calcolo dei premi assicurativi, che devono essere:

  • proporzionali al rischio effettivo dell’area e del bene
  • basati su modelli attuariali e dati forniti da Protezione Civile e ISPRA e letteratura scientifica in materia
  • aggiornati periodicamente in base all’evoluzione dei rischi climatici e territoriali

Le compagnie devono inoltre pubblicare online le condizioni della polizza catastrofale, garantendo trasparenza e comparabilità delle offerte.

Il decreto istituisce anche un meccanismo di riassicurazione pubblica gestito da SACE S.p.A., pensato per intervenire in caso di eventi eccezionali che superino la capacità del mercato.

Impatti dell’assicurazione catastrofale per le imprese

Con l’introduzione dell’obbligo di contrarre una polizza catastrofale, molte imprese dovranno organizzare e aggiornare le proprie informazioni tecniche. Quanto sono esposte agli eventi naturali e quali eventuali misure mitigative hanno intrapreso in modo coerente e verificabile? Saranno queste le domande a cui dovranno rispondere.

Per affrontare questo passaggio con consapevolezza, può essere utile un supporto tecnico capace di tradurre gli adempimenti in un percorso chiaro e gestibile valorizzando quanto già fatto dall’impresa e priorizzando quanto necessario ancora da fare.

Un percorso integrato consente di individuare i punti critici e valorizzare gli interventi già in atto, attraverso:

  • l’analisi dei rischi territoriali specifici (sismici, idrogeologici, climatici)
  • la verifica della conformità edilizia e urbanistica dei beni
  • la valutazione della vulnerabilità effettiva delle strutture e delle attività
  • la definizione di piani e strategie di adattamento ai cambiamenti climatici
  • la possibilità di integrazione di queste informazioni nei sistemi di gestione e nei report ESG

Gestire in modo consapevole questi aspetti consente di trasformare un adempimento normativo come quello relativo all’assicurazione catastrofale in una leva di resilienza e affidabilità aziendale. In questo modo si riduce concretamente l’esposizione al rischio di danni conseguenti e si migliora la continuità operativa.

Dalla polizza catastrofale alla resilienza climatica

Questa normativa rappresenta un passo decisivo verso un modello di impresa capace di gestire il rischio climatico con approccio preventivo e strutturato.

La polizza catastrofale obbligatoria non è solo uno strumento di tutela economica, ma un incentivo a valutare, prevenire e mitigare gli impatti ambientali e, ove fosse necessario, anche ad adattarsi ad essi.

Investire oggi in analisi di rischio, manutenzione e prevenzione significa:

  • ridurre i premi assicurativi
  • limitare i danni futuri
  • individuare possibili opportunità
  • migliorare la continuità operativa e la reputazione ESG
Questa normativa rappresenta un passo decisivo verso un modello di impresa capace di gestire il rischio climatico con approccio preventivo e strutturato.

Per i consulenti del settore, questo significa diventare interlocutori strategici tra impresa, territorio e assicuratore: tradurre le norme in azioni concrete e misurabili di sostenibilità.

Come professionisti, stiamo osservando una consapevolezza crescente da parte dei nostri clienti verso la gestione dei rischi climatici. Nell’ultimo anno, è cresciuta del doppio la domanda di supporto tecnico da parte dei nostri clienti per comprendere in profondità l’esposizione al rischio climatico e ambientale e per definire azioni correttive concrete per ridurlo. Soltanto nel mese di gennaio 2026, abbiamo ricevuto in media un contatto alla settimana su questo argomento. Si tratta di aziende spesso esposte all’obbligo di polizza catastrofale, che aiutiamo a sviluppare consapevolezza rispetto ai rischi climatici a cui si è realmente esposti, fornendo valutazioni scientificamente fondate del rischio e definendo interventi di mitigazione e adattamento che possano rafforzare la resilienza delle attività. Questi interventi possono contribuire, insieme alle assicurazioni catastrofali, a contenere i danni climatici nel medio-lungo periodo, indipendentemente dal settore produttivo dell’azienda. Parliamo di interventi che includono verifiche di vulnerabilità ai rischi climatici e ambientali a vari livelli su infrastrutture e asset critici e, per la natura del nostro territorio, soprattutto valutazioni di esposizione ai rischi idraulici e idrogeologici.

Per un cliente italiano che gestisce un importante patrimonio immobiliare su tutto il territorio, abbiamo realizzato un’analisi dettagliata delle azioni di adattamento climatico già implementate, raccogliendo e classificando i dati per costruire un database specifico. Abbiamo analizzato gli interventi e i rischi mitigati ed abbiamo valutato per ogni sito l’esposizione ai rischi climatici, confrontando le azioni già attuate. Questo tipo di lavoro ha fornito al cliente una nuova metodologia per pianificare la strategia futura di adattamento climatico, partendo da quanto già messo in atto.

L’obbligo di contrarre un’assicurazione contro i danni derivanti da eventi catastrofali sancisce l’inizio di una nuova fase per il nostro Paese. Il rischio naturale e soprattutto il rischio climatico non è più un imprevisto, ma una variabile del nuovo quotidiano da gestire con metodo, avvalendosi delle evidenze scientifiche relative agli eventi catastrofali e agli eventi climatici estremi.

Per le imprese, non è un semplice dovere normativo, ma anche un’opportunità per una gestione dell’azienda e dei suoi asset più resiliente e sostenibile.

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  • Maurizio Beretta

    Maurizio, geologo e Market leader per i servizi ambientali immobiliari, ha oltre 20 anni di esperienza nel settore ambientale, con particolare riferimento alla caratterizzazione e bonifica di terreni ed acque di falda.

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  • Marco Lassini

    Marco Lassini è ingegnere civile, e attualmente ricopre il ruolo di Europe Climate Solutions Lead. Ha lavorato come Project Manager e Coordinatore di progetto in Italia, Regno Unito, Cipro, Turchia e Tagikistan.

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  • Laura Fedrizzi

    Laura, professionista in CSR, HSE e sostenibilità, integra scienze ambientali e umane. Collabora a audit CSR nella supply chain per multinazionali manifatturiere e progetti di engagement ambientale per aziende petrolifere.

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