Circa un anno fa, l’Italia si è dotata di linee guida per il riconoscimento e la valorizzazione anche economica dell’accumulo di carbonio delle aree forestali. Il provvedimento risponde agli obiettivi nazionali di regolamentare la contabilizzazione, certificazione e commercializzazione dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore forestale.
Questo provvedimento è una grande opportunità per i proprietari di terreni forestali. Può rendere i territori più resilienti rispetto a cambiamenti climatici, incendi, dissesto idrogeologico ed altri eventi metereologici estremi. Può anche generare rendite per i proprietari forestali e permettere alle aziende di acquisire carbon credits in maniera trasparente, supportando progetti virtuosi sul territorio nazionale. Inoltre, se è parte di una strategia ESG solida, questo può aiutare a migliorare il proprio profilo verso finanziatori e investitori.
Qual è la sfida in questo scenario? Oggi, molte di queste aree non sono gestite e alcune perfino abbandonate.
Ma chi sono i proprietari di queste aree? Tra questi ci sono i fondi immobiliari, le banche, le assicurazioni, gli istituti finanziari con grandi patrimoni fondiari a vocazione forestale. Tra i potenziali beneficiari del provvedimento, ci sono anche le aziende agricole, i consorzi di irrigazione e bonifica, le associazioni di agricoltori, i privati e gli Enti che posseggono parchi e grandi aree boschive.
Da anni, società di questo tipo si rivolgono a noi proprio per valutare il potenziale di questi patrimoni e pianificarne nuovi usi, perchè un’area non gestita genera costi, responsabilità e rischi. Invece, il nuovo decreto permetterebbe loro di generare valore economico e non solo costi.
In questo articolo, esploriamo:
- Come i proprietari di aree forestali possono muoversi nel mercato dei crediti di carbonio forestali
- Come funzionano la registrazione e la certificazione di un progetto per ottenere crediti di carbonio forestali
- Opportunità e benefici per proprietari di terreni forestali quando il processo viene seguito nel migliore dei modi.
Se progettati e gestiti correttamente, i crediti di carbonio possono contribuire a trasformare il patrimonio forestale italiano in un alleato concreto.
Come possono i proprietari di terreni forestali muoversi nel mercato dei crediti di carbonio?
Anzitutto, secondo le linee guida, perchè un progetto abbia i requisiti per entrare nel registro dei carbon credits forestali, occorre che ci sia un intervento addizionale rispetto alla norma, ad esempio migliorare la gestione forestale, piantare nuove foreste o reimpiantare nuovi alberi su terreni già boschivi.
State valutando di prepararvi per il mercato dei crediti forestali e trasformare i vostri terreni in fonti di reddito? In questo caso, vi consigliamo di guardare a ogni fase del ciclo di vita del progetto.
Ecco le azioni necessarie da intraprendere per cogliere le occasioni del mercato dei crediti di carbonio forestali:
1. Valutazione: anzitutto è utile effettuare una valutazione iniziale con stima preliminare del potenziale di sequestro di CO₂. È a questo scopo che spesso applichiamo il Carbon Watch. Si tratta di uno strumento utilizzato in progetti variegati che attraverso strumenti geospaziali, aiuta a mappare la quantità di CO₂ potenzialmente contenuta in alberi, arbusti e nel suolo. Sono strumenti e metodologie applicabili ad habitat variegati.
Ad esempio, i nostri team hanno utilizzato Carbon Watch per realizzare un’indagine approfondita dell’atollo di Turneffe, la più grande isola corallina del Belize. I dati raccolti sono stati utilizzati per individuare potenziali aree in grado di generare crediti di carbonio. In questo modo abbiamo contribuito alla generazione di crediti di carbonio attraverso la conservazione e il ripristino degli habitat di mangrovie, nel rispetto delle tipicità naturali di quell’ecosistema.
2. Fattibilità: Il passo successivo è condurre un’analisi di fattibilità. Questo confermerà se i crediti di carbonio forestali generabili avranno effettivamente un valore economico superiore ai costi di sviluppo, certificazione e gestione del progetto. L’analisi dovrebbe prendere in considerazione la stima della CO₂ sequestrata, costi e ricavi, mercati di riferimento, rischi e possibili scenari di sviluppo. I crediti dovranno essere quindi quantificati in maniera dettagliata utilizzando i protocolli accreditati dal Registro nazionale e dalle linee guida MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste).
3. Valutazione dei rischi climatici: per la valutazione di progetti eleggibili, è inoltre opportuno esaminare i rischi climatici dell’area. I potenziali rischi includono l’esposizione al rischio di alluvioni, la vulnerabilità e le esigenze di adattamento, oltre all’impronta idrica del sito. Un buon esempio è la valutazione del bilancio idrico che abbiamo realizzato per i beni del FAI volto a raggiungere il loro target di riduzione del consumo idrico annuo.
" }4. Progettazione: i progetti per i crediti di carbonio forestali costituiscono degli esempi di nature-based solutions (NbS) o soluzioni basate sulla natura. In quanto tali, essi producono altri servizi ecosistemici, che suggeriamo sempre di valutare insieme al capitale naturale correlato. In particolare, la creazione di nuove foreste o il ripristino di quelle esistenti può favorire importanti servizi ecosistemici a beneficio del territorio. Questi interventi non solo contribuiscono alla riduzione delle emissioni, ma anche alla mitigazione del rischio di alluvioni, alla sicurezza alimentare, alla riduzione delle temperature e alla tutela della biodiversità.
Gli interventi con cui possono essere integrati i progetti aspiranti ai crediti di carbonio sono molto variegati. Ad esempio, per il risanamento di un sito contaminato in centro Italia, abbiamo applicato il phytocapping. Questa soluzione Nature-based ha aumentato la copertura vegetale dell’area proteggendo le acque di falda. Il phytocapping sfrutta infatti la vegetazione e i suoli come barriera viva per ridurre l'infiltrazione delle acque piovane e limitare la dispersione dei contaminanti nel sottosuolo. Può essere un valido alleato nella rigenerazione di aree abbandonate interessate da contaminazioni.
Stiamo applicando NbS anche nella riqualificazione del parco urbano Montestella, a Milano. Il progetto include trincee drenanti, arbusti e altre tecniche di ingegneria naturalistica per migliorare la capacità di ritenzione idrica del parco. Questi interventi mirano a ridurre i rischi di allagamento ed erosione, rafforzare la resilienza del parco e favorire la biodiversità attraverso l’impiego di specie vegetali autoctone.
5. Integrazione nei bilanci GHG: i progetti proposti per il mercato dei crediti di carbonio forestali possono contribuire anche all’inventario delle emissioni di gas serra (GHG). In altre parole, il progetto può aiutare a ridurre l’impronta di carbonio complessiva. Anche qualora non fosse possibile generare crediti di carbonio, il progetto potrebbe comunque sequestrare CO₂, contribuendo a compensare le emissioni.
In tal caso, è importante effettuare un corretto inventario delle proprie emissioni GHG, come abbiamo fatto per una miniera d’oro in Ghana. Il nostro cliente, Galiano Gold, si era posto degli ambizioni obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di gas serra. Per supportarli, abbiamo individuato e raccomandato strategie per migliorare l’efficienza energetica e favorire la decarbonizzazione.
" }I nostri team hanno utilizzato Carbon Watch per realizzare una valutazione approfondita dell’atollo di Turneffe, la più grande isola corallina del Belize.
Come funziona la registrazione e la certificazione di un progetto per ottenere i crediti di carbonio forestali?
Ora che abbiamo visto come orientarsi nel mercato dei crediti di carbonio forestali, possiamo approfondire il processo. Come indicato nelle linee guida, l’iter di registrazione e certificazione di un progetto può essere sintetizzato in quattro passaggi chiave:
1. Redazione del documento di progetto: il documento deve descrivere gli interventi proposti e spiegare in che modo vadano oltre i requisiti minimi. Deve inoltre valutarne la fattibilità tecnica ed economica dell’intervento e garantirne la coerenza con i criteri di sostenibilità ambientale previsti dal quadro normativo. Tra questi rientrano la tutela della biodiversità, l’integrità degli ecosistemi e il rispetto del principio del Do No Significant Harm (DNSH), o Non arrecare danno significativo. In sintesi, i progetti proposti devono avere un impatto positivo, o quanto meno neutro, sulla sostenibilità ambientale ed economica.
2. Certificazione: il progetto deve quindi essere sottoposto alla verifica di un organismo di certificazione esterno (OCE) accreditato da Accredia. L’organismo valuta la conformità alle Linee guida e la correttezza delle metodologie adottate basati su standard IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Questo passaggio rafforza la credibilità del progetto e tutela sia gli acquirenti dei crediti di carbonio forestali sia i territori coinvolti.
3. Verifica di conformità da parte del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’economia agraria (CREA): una volta ottenuta la certificazione, la documentazione viene poi trasmessa al CREA, autorità di coordinamento e controllo del Registro, che ne verifica la conformità formale e tecnica.
4. Iscrizione nel Registro e compravendita dei crediti: dopo l’esito positivo della verifica, il progetto viene iscritto nel Registro. Una volta maturati e generati, i crediti di carbonio forestali generati possono essere venduti sul mercato volontario nazionale. Dopo la vendita, i crediti vengono cancellati per evitare doppi conteggi. Il ricavo generato può così tradursi in una fonte di reddito per proprietari e gestori forestali.
Ora che il processo è più chiaro, vediamo quali opportunità e benefici possono offrire i crediti di carbonio forestali.
" }State valutando di entrare nel mercato dei crediti di carbonio forestali e trasformare i vostri terreni in una fonte di reddito?
Quali sono le opportunità e i benefici per territori, proprietari forestali e comunità locali?
L’istituzione del Registro dei crediti di carbonio forestali non rappresenta solo un passo avanti per la governance climatica, ma anche un’opportunità concreta per chi vive e lavora nei territori.
Come abbiamo visto, il Registro consente per i proprietari e i gestori forestali di valorizzare pratiche di gestione sostenibile attraverso la generazione di crediti di carbonio forestali. Questi crediti possono rappresentare una fonte di reddito aggiuntiva in un contesto in cui i costi di gestione risultano spesso elevati e solo parzialmente coperti dagli strumenti di sostegno pubblico.
Allo stesso tempo, per le comunità locali, questi progetti possono finanziare una gestione più continuativa ed efficace del territorio, contribuendo a ridurre la vulnerabilità a incendi, dissesto idrogeologico ed eventi estremi, migliorando la sicurezza e la qualità del territorio.
Per preservare l’integrità del sistema ed evitare il rischio di greenwashing, le Linee guida richiedono che le aziende acquirenti dimostrino di aver intrapreso un percorso credibile di riduzione delle proprie emissioni. In altre parole, i crediti di carbonio forestali devono integrare le strategie di decarbonizzazione, non sostituirle.
Il Registro sta trasformando anche il quadro normativo e operativo. I crediti di carbonio forestali non sono più una scorciatoia agli obiettivi di riduzione di CO2, ma uno strumento strategico che richiede visione di lungo periodo, competenze integrate e attenzione agli impatti sul territorio locale.
Se progettati e gestiti correttamente, i crediti di carbonio possono contribuire a trasformare il patrimonio forestale italiano in un alleato concreto nella lotta ai cambiamenti climatici, favorendo allo stesso tempo la creazione di comunità più resilienti in tutto il Paese.
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