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Una grande sfida chiamata transizione ecologica

27 aprile 2022

di Luca Lavazza

L’eolico offshore può giocare un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici

Questo articolo, tradotto dall’inglese, è stato pubblicato originariamente sul blog internazionale di Stantec. Traduzione e adattamento di Luca Lavazza.

Quando parliamo di transizione ecologica facciamo riferimento ad una rivoluzione tecnologica, politica e sociale senza precedenti, con orizzonti temporali che rappresentano un’assoluta novità. Quale governo ha mai pianificato la sua attività su un orizzonte temporale più ampio di 1 o 2 anni?  È una sfida epocale nella quale è in gioco il futuro nostro e delle generazioni future e va affrontata con tutti gli strumenti di cui possiamo disporre.

Uno di questi strumenti è l'energia eolica offshore, che, grazie ai notevoli progressi tecnologici raggiunti nell'ultimo decennio, sta sperimentando una crescita esponenziale.

L’eolico offshore in Europa

I paesi del Nord Europa hanno fatto da apripista a tutto il continente per lo sviluppo dell’energia eolica offshore. La capacità eolica offshore in Europa ha raggiunto più di 22.000 MW, generati da oltre 5.000 turbine eoliche collegate alla rete in 12 paesi. Solo nel 2020 la nuova potenza installata è stata pari a circa 3.000 MW. Nel Nord Europa è stato possibile uno sviluppo così importante del settore offshore grazie alla combinazione di mari poco profondi, con fondali mediamente inferiori a 100 m, e di velocità medie del vento molto elevate.

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Impianto eolico a Block Island (USA).

L’eolico offshore in Italia

Nel gennaio del 2022, anche in Italia abbiamo assistito all’installazione della prima turbina eolica in mare, nella rada di Taranto. Questo progetto, concepito nel 2003 e che verrà terminato quest’anno, sarà il primo progetto non solo dei nostri mari ma anche di tutto il Mediterraneo.

Il nostro paese paga un ritardo in questo settore per diverse ragioni: senza dubbio vi è una questione tecnica, legata sia alla profondità dei mari sia alla minor ventosità, ma vi sono anche questioni politiche, burocratiche e culturali.

Le sfide tecnologiche

La tecnologia più diffusa nel Nord Europa è quella cosiddetta “fixed-bottom”, che prevede che le turbine siano installate su delle fondazioni che poggiano direttamente sul fondale marino. Questo è possibile grazie alle basse profondità dei mari del nord anche a diverse miglia dalla costa.

Invece, la tecnologia dell’eolico offshore “floating” – galleggiante –   permette l’installazione delle turbine anche in mari profondi oltre i 100 m, fino ai 1000 m. Questa tecnologia permetterà di sfruttare la risorsa eolica nei nostri mari, dato che renderà possibile posizionare gli impianti a notevoli distanze dalla costa, rendendoli impercettibili alla vista e riducendo drasticamente gli impatti sul paesaggio.

La tecnologia dell’eolico galleggiante è in continua evoluzione e ad oggi sono presenti al mondo solamente due progetti su scala commerciale: Hywind in Scozia e WindFloat Atlantic in Portogallo.

Il progetto di Hywind è stato il primo progetto galleggiante in assoluto al mondo, è costituito da 5 turbine per una potenza complessiva di 30 MW ed è entrato in produzione nel 2017. WindFloat Atlantic è più recente, è costituito da 3 turbine da 8,4 MW per un totale di 25 MW e risale al 2020.

Posatura di cavi elettrici in un sito di eolico offshore.

Numeri per il futuro

Per capire la dimensione del settore è significativo analizzare i risultati dell’ultima asta di assegnazione dei diritti di superficie per i mari scozzesi, tramite i quali il governo locale ha assegnato delle aree marittime al miglior offerente per la realizzazione di impianti eolici. I risultati sono stati impressionanti: sono state assegnate concessioni per una potenza totale di 25 GW, poco meno della metà di tutto il parco di generazione elettrica italiano, dei quali 15 GW di progetti eolici galleggianti. Alcuni dei progetti vincenti presentano delle taglie mai viste prima, addirittura fino a 3 GW ciascuno.

Per dare qualche numero sul nostro Paese, il PNIEC prevede un obiettivo di eolico offshore installato al 2030 di almeno 900 MW ma tale cifra dovrà essere rivista al rialzo in accordo ai nuovi target del PNRR. L’ANEV, l’associazione degli operatori del settore, ritiene più verosimile il raggiungimento di 5.500 MW al 2030.

A seguito di una serie di incontri bilaterali tenuti con diverse società, sono pervenute al MiTE 64 manifestazioni di interesse per la realizzazione di impianti eolici offshore galleggianti, di cui 55 da parte di imprese e associazioni di imprese.

Una piattaforma offshore con convertitore di corrente continua ad alta tensione.

Terna, il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale, a novembre 2021 ha dichiarato che al 31 agosto erano pervenute richieste di connessione di 40 progetti per 17 GW, e da agosto a novembre ulteriori 8 GW.

Gli operatori del settore e gli istituti finanziari, che si sono spesso posti come partner per la realizzazione di questi impianti, sono sulla rampa di lancio per liberare tutto il potenziale che questo settore può esprimere nel nostro paese. Il legislatore, dopo le semplificazioni introdotte con il decreto FER II, ma non ancora entrate a regime, sta in queste settimane studiando delle nuove linee guida per snellire le procedure e velocizzare gli iter autorizzativi, riducendo i rischi burocratici per gli investitori.

La crisi climatica, la crisi energetica e infine la guerra sul territorio europeo, non fanno altro che mostrare come i tempi per rimandare la decarbonizzazione e quindi l’indipendenza energetica siano finiti. L’eolico offshore sarà sicuramente uno strumento principe nella lotta ai cambiamenti climatici.

  • Luca  Lavazza

    Luca è un ingegnere e Direttore Tecnico per il settore Energy & Hydropower in Stantec. Ha oltre 20 anni di esperienza nella progettazione, revisione, e perizie di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

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