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Rigenerazione urbana e sviluppo infrastrutturale passano dallo stakeholder engagement

04 marzo 2026

di Matteo Rudello e Simone Gobber

Per rispettare tempi, budget e territorio, è fondamentale coinvolgere le comunità locali sin dall’inizio di un’opera, anche senza obblighi di legge

I progetti di trasformazione urbana sono, prima di tutto, progetti di comunità: che riguardino nuove infrastrutture, servizi o interventi residenziali, l’obiettivo fondamentale è far crescere la comunità e gli stakeholder (o portatori di interesse) principali del progetto che essa accoglie. Cittadini, associazioni, scuole, aziende, mezzi di comunicazione, enti pubblici locali, sono alcuni dei soggetti sui quali un progetto di rigenerazione urbana o di sviluppo infrastrutturale avrà un impatto diretto. Coinvolgerli in un processo di stakeholder engagement vuol dire conoscerli, mapparli, ascoltarli e, infine, coinvolgerli nei meccanismi di progettazione o di realizzazione dell’opera.

La nostra esperienza di progettisti ci insegna che lo stakeholder engagement applicato fin dalle prime fasi di vita di un progetto, è fondamentale per migliorarne la qualità, contenere tempi e costi, favorire la sostenibilità. Soprattutto, è indispensabile per prevenire e ridurre i conflitti sul territorio che spesso sfociano nel cosiddetto fenomeno NIMBY (Not in my backyard), vale a dire l’opposizione della cittadinanza verso la realizzazione di un’opera vicino alle proprie case.

Alcuni ordinamenti giuridici istituzionalizzano lo stakeholder engagement (si pensi al débat public francese istituito nel 1995) rendendolo obbligatorio in alcuni tipi di progetti. L’obiettivo è favorire lo sviluppo di forme di democrazia partecipativa per superare il tradizionale modello amministrativo di tipo “decidi, annuncia, difendi”, spesso alla base della sindrome NIMBY e dell’insuccesso nei progetti. In Italia, proprio ispirandosi al dibattito pubblico alla francese, il d.lgs. 50/2016 (art. 22) prevedeva delle procedure di consultazione pubblica, con il supporto di una Commissione Nazionale e la figura di un coordinatore del dibattito, da attivare obbligatoriamente dopo una certa soglia su progetti di grande portata. Il nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023) introduce dei cambiamenti che privilegiano la rapidità e la semplificazione delle procedure rispetto all’ampiezza del coinvolgimento, che resta obbligatorio in pochi casi e, tra l’altro, esclude la possibilità di coinvolgere singoli cittadini e comitati occasionali.

I nuovi interventi trasformano inevitabilmente spazi vissuti da comunità esistenti e il coinvolgimento serve a intercettare bisogni e aspirazioni sia dei futuri residenti sia di quelli già presenti.

Il nostro team integra i propri servizi con attività di stakeholder engagement in molti paesi dove questa è parte integrante e regolamentata del processo di pianificazione urbanistica, come ad esempio nel Regno Unito. Qui, l’obbligo di consultazione pubblica è previsto già dal 1947; tale funzione è stata resa più strutturata nel 2004 con la Statement of Community Involvement e ulteriormente ampliata con la Localism Act del 2011 (Neighbourhood Plans). In questi contesti, le normative richiedono che il coinvolgimento sia precoce ed efficace e, per indicare i processi di stakeholder engagement volti alle comunità locali, si parla di “community engagement”.

Il confronto mostra un netto divario: mentre il Regno Unito integra la partecipazione nei processi decisionali, in Italia prevalgono pratiche sporadiche e spesso tardive, laddove non si preveda l’obbligo legislativo (generalmente in opere molto grandi). Tuttavia, l’aumento di iniziative locali, l’interesse della cittadinanza verso strumenti partecipativi moderni e la lungimiranza di alcuni operatori indicano un potenziale significativo di sviluppo futuro anche nel nostro Paese.

Secondo la nostra esperienza, lo stakeholder engagement è una componente imprescindibile nella progettazione e rigenerazione urbana: nuovi interventi trasformano inevitabilmente spazi vissuti da comunità esistenti e il coinvolgimento serve a intercettare bisogni e aspirazioni sia dei futuri residenti sia di quelli già presenti. Più un progetto è trasformativo, più è probabile che emergano criticità:  lo stakeholder engagement permette di comprenderle e di mediare tra attori diversi, spesso con agende differenti o conflittuali — autorità pubbliche, amministrazioni, enti di controllo, privati, attività produttive, associazioni.

È quindi fondamentale conoscere i processi decisionali, gli stakeholder ed individuare modalità diversificate e adatte di coinvolgimento per ogni attore partecipante direttamente o indirettamente al processo di trasformazione, presente e futuro.

Gli strumenti a supporto di programmi di stakeholder engagement possono essere diversi e spesso mutuati dal mondo della comunicazione, della sociologia e della psicologia. Sono tutte utili in funzione degli obiettivi e includono:

  • attività informative (newsletter, esposizioni pubbliche, siti web, brochure, ecc.)
  • attività di coinvolgimento (eventi culturali, sportivi, ecc.)
  • attività di raccolta dati e opinioni (interviste, sondaggi, focus group, ecc.)
  • processi di co-progettazione, come workshop partecipativi condotti da facilitatori esperti.

Una buona progettazione partecipata deve coinvolgere la comunità fin dalle fasi iniziali affinché decisioni e progetti riflettano realmente bisogni, valori e aspirazioni degli utenti.

Serve quindi una strategia di stakeholder engagement olistica, costruita sin da subito e articolata in attività diverse a seconda delle fasi progettuali. Attenzione particolare va rivolta agli stakeholder protagonisti di questi processi: alcune categorie risultano spesso sotto-rappresentate non per mancanza di interesse, ma perché la metodologia non è adatta al gruppo coinvolto. È importante prevedere forme di stakeholder engagement dedicate ai giovani, ad esempio, tramite social media o attività con le scuole, che oltre a coinvolgere le nuove generazioni creano un legame significativo tra progetto e territorio e mantengono uno sguardo lungimirante verso il futuro.

Possiamo riassumere in 6 punti, gli elementi più importanti per un programma di stakeholder engagement efficace in un progetto di rigenerazione urbana e sviluppo infrastrutturale:

1. Coinvolgere fin dalle prime fasi

Uno stakeholder engagement efficace parte dall’inizio del progetto: coinvolgere comunità e stakeholder già nella fase di ideazione fa sì che decisioni, spazi e servizi riflettano bisogni, valori e aspirazioni reali. Questo approccio integra la partecipazione come parte integrante della progettazione, evitando che diventi un mero adempimento formale.

Nel progetto Linmere, destinato a realizzare oltre 5.000 nuove abitazioni nel Bedfordshire, in UK, il nostro team ha supportato il masterplan e la definizione dei piani urbanistici, lavorando con autorità locali, stakeholder chiave e residenti esistenti fin dalle prime fasi. Lo stakeholder engagement è stato fondamentale per creare una visione condivisa del quartiere, definire codici di design, pianificare spazi aperti e aree verdi e istituire un Community Trust per la gestione condivisa degli spazi pubblici, garantendo così la sostenibilità sociale e la coesione della nuova comunità.

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Linmere sarà un quartiere residenziale incentrato sul benessere e la salute. Come responsabili della pianificazione e progettazione urbanistica, abbiamo instaurato un dialogo con le autorità locali, gli enti pubblici, i principali stakeholder. 

2. Differenziare strumenti e modalità

È fondamentale utilizzare una varietà di strumenti di stakeholder engagement, calibrandoli su obiettivi e target, ad esempio:

  • workshop specialistici
  • questionari e interviste
  • attività ludiche ed esibizioni pubbliche
  • eventi comunitari come mercatini e manifestazioni sportive

3. Considerare i diversi target

Il linguaggio, la modalità e il livello di complessità delle attività di stakeholder engagement devono essere adattati ai diversi partecipanti: adulti, giovani, esperti o non esperti. Coinvolgere scuole e giovani tramite social media o attività educative crea un legame tra progetto e comunità futura, favorendo inclusione e rappresentanza.

In Italia, ad esempio, abbiamo applicato questo approccio nel progetto “Green Between – Tessiture Urbane”, utilizzando la metodologia D.Game (Dream, Design, Develop), pensata per attivare l’intelligenza collettiva degli stakeholder. Per il quartiere di Crescenzago, a Milano, ciò ha significato coinvolgere in modo centrale gli studenti delle scuole locali, considerati parte essenziale della comunità e futuri utenti del quartiere. Il coinvolgimento è stato integrato sin dalle prime fasi del masterplan, contribuendo alla definizione di visioni e bisogni condivisi per il nuovo quartiere e rafforzando l’inclusione, il co-design e l’attenzione alle aspirazioni locali.

In fase di concorso abbiamo applicato un’innovativa metodologia di stakeholder engagement, il D.Game, per attivare l’intelligenza collettiva degli stakeholder, in particolare le scuole del quartiere.

4. Integrare engagement e co-progettazione

Lo stakeholder engagement diventa più efficace quando consente agli stakeholder di contribuire concretamente a design, gestione degli spazi e definizione dei servizi. Attività di co-design, visioning o brainstorming guidato favoriscono la condivisione di idee e aspirazioni, traducendo il coinvolgimento in progettazione concreta.

Questo approccio ha ispirato anche il progetto di Barking Riverside, nell’area londinese, dove abbiamo condotto attività di stakeholder engagement volte a ottenere il supporto della popolazione residente sul nuovo piano urbanistico. L’obiettivo del progetto era aumentare il numero di abitazioni a canone accessibile, promuovere gli spostamenti pedonali e incentivare il trasporto pubblico, limitando l’uso dell’auto privata. Il coinvolgimento strutturato dei residenti ha permesso di definire spazi pubblici, servizi e infrastrutture in linea con le esigenze della comunità, trasformando l’intervento in un vero processo di placemaking partecipato.

Le attività di stakeholder engagement sono state varie e multidimensionali, includendo workshop specialistici, esibizioni pubbliche, questionari, attività con le scuole e iniziative integrate in eventi comunitari, come attività sportive o raduni stagionali, ad esempio i mercatini di Natale, per favorire la partecipazione attiva e rafforzare il legame tra progetto e comunità.

A Barking Riverside, le nostre attività di stakeholder engagement sono state varie e multidimensionali per favorire la partecipazione attiva e rafforzare il legame tra progetto e comunità.

5. Innovare con tecnologia e strumenti digitali

Strumenti digitali e soluzioni di AI permettono di visualizzare scenari alternativi, facilitare il brainstorming e raccogliere feedback in modo dinamico. Piattaforme online ed engagement rooms virtuali sono utili per raggiungere un pubblico più ampio, ma non devono sostituire il contatto diretto, fondamentale per l’interazione e lo scambio emozionale.

È essenziale che le attività di stakeholder engagement siano calibrate sul linguaggio e sul livello di specializzazione dei partecipanti. Forme non convenzionali — ad esempio attività ludiche o ricreative — possono risultare molto efficaci: dinamiche ispirate al gaming, comprese quelle di ruolo, favoriscono un coinvolgimento creativo e attivo degli stakeholder.

Le nuove tecnologie hanno ampliato ulteriormente le possibilità di approcciare lo stakeholder engagement. Durante la pandemia, il passaggio online di molte attività ha portato allo sviluppo di “engagement rooms” virtuali arricchite da contenuti multimediali e anche da elementi di realtà virtuale. Nonostante ciò, resta fondamentale favorire sempre la possibilità di interagire con un operatore reale: il coinvolgimento è, prima di tutto, un’interazione umana che beneficia del contatto diretto e dello scambio emozionale.

In Italia, abbiamo sviluppato, in collaborazione con l’ente no-profit Alboran, un’applicazione per smartphone (Commutely) che consente all’utente di tracciare in automatico le emissioni di CO2  associate al percorso casa-lavoro, o casa-scuola. L’applicazione si presta particolarmente per una fase iniziale di coinvolgimento degli stakeholder in progetti che hanno come obiettivo la modifica della viabilità locale a favore di una mobilità più sostenibile. Alla fase iniziale di coinvolgimento tramite l’app, segue una fase basata su workshop specialistici per raccogliere i bisogni dei cittadini e per attingere all’intelligenza e creatività collettiva per individuare le soluzioni da implementare.

Un ruolo crescente è svolto dall’Intelligenza Artificiale. Durante i nostri workshop, utilizziamo l’AI come strumento di coinvolgimento, in particolare attraverso sistemi di generazione di immagini da prompt, molto utili nelle fasi di visioning per visualizzare rapidamente scenari alternativi e stimolare la verbalizzazione delle idee proposte dai partecipanti.

6. Tradurre lo stakeholder engagement in azioni praticabili

Coinvolgere i partecipanti non basta: è essenziale trasformare idee e suggerimenti in azioni concrete che possano essere implementate nel progetto. Questo approccio rende gli stakeholder soggetti attivi, aumentando la loro responsabilizzazione e il senso di appartenenza alla comunità e al processo decisionale.

Da alcuni anni, i nostri progettisti in UK affiancano Southern Water nel loro programma “Water for Life–Hampshire”, volto a creare e ammodernare infrastrutture che portino acqua potabile alla popolazione. Ad essi, più recentemente, si è aggiunto il team specializzato in stakeholder engagement per supportare il cliente in un ambizioso programma di community engagement e consultazioni pubbliche durante la realizzazione delle opere.  

Le attività di stakeholder engagement possono risultare estremamente efficaci anche in ambiti di trasformazione aziendale proponendo, ad esempio, workshop e focus group per riprogettare layout interni di uffici e spazi di lavoro, risolvere conflitti tra utilizzatori, rispondere a necessità specifiche e sviluppare nuove modalità d’uso degli ambienti attraverso la progettazione condivisa. Per un cliente multinazionale del settore energetico, ad esempio, abbiamo realizzato un percorso partecipativo per attivare la creatività collettiva e rafforzare la cultura ambientale di alcuni loro team internazionali. Il risultato è stato un aumento considerevole del livello di responsabilità individuale dei dipendenti nei confronti dell’ambiente. La forza dello stakeholder engagement, infatti, è nell’attivare il cambiamento attraverso il dialogo e l’empowerment, sia esso un cambiamento di tipo fisico e “visibile”, come nel caso della realizzazione di una nuova area residenziale o di una strada, sia esso un cambiamento culturale, che coinvolge le credenze e le abitudini di una comunità.  

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  • Matteo Rudello

    Matteo guida la divisione specializzata in sostenibilità e innovazione. Inoltre, ha 18 anni di nella gestione delle problematiche ambientali connesse all’acquisizione e dismissione di stabilimenti industriali.

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  • Simone Gobber

    Simone è esperto di rigenerazione urbana e Community Development. Grazie a conoscenze di master planning e design, crea luoghi che migliorano la qualità della vita di chi ci vive e sono sostenibili da un punto di vista tecnico e economico.

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