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Ingegneri vs Architetti: le nostre interviste. Marco Di Muro, ingegnere

11 febbraio 2020

Una serie di interviste ai nostri esperti che mette “a confronto” due professionalità così diverse, ma in fondo così complementari, come gli ingegneri e gli architetti.

Perché hai scelto di laurearti in ingegneria?

La risposta semplice e ufficiale è: per trovare soluzioni realizzabili e sostenibili alle esigenze di ogni singolo progetto. Ufficiosamente, sono sempre stato più attratto e portato verso le materie scientifiche: ammetto però che, appena uscito dalle superiori, non avevo bene idea in che cosa consistesse esattamente il lavoro dell’ingegnere!

Di che tipo di progetti ti occupi in Stantec e in cosa consiste il tuo ruolo?

Lavoro nel settore della consulenza ingegneristica in ambito energy per banche, istituzioni finanziarie e operatori energetici nazionali e multinazionali. Mi occupo, con uno sguardo attento alle problematiche di sostenibilità, di consulenza tecnico-economica per investimenti in impianti di produzione di energia elettrica da rinnovabili (sia Merger&Acquisition di impianti esistenti che sviluppo di nuovi impianti) e in progetti di efficienza energetica. Ho inoltre seguito come asset manager la gestione di impianti, occupandomi in particolare del monitoraggio delle fasi di avviamento, assistenza nella definizione dei contratti, supervisione alle attività di manutenzione e controllo delle performance.

Qual è la cosa che ami di più del lavorare in Stantec?

Sicuramente la possibilità di poter seguire e gestire progetti in ambiti completamente diversi: dalle acquisizioni di impianti fotovoltaici in Italia, allo sviluppo di impianti eolici nel sud est asiatico, passando per l’esecuzione di audit energetici in stabilimenti industriali in Europa. La maggior parte dei progetti che seguo richiede competenze multidisciplinari in ambito ambientale, energetico, civile e geotecnico: in Stantec ho la possibilità di confrontarmi con specialisti delle varie discipline in modo da rispondere sempre alle esigenze del Cliente.

Un grande Comune italiano chiede a te e al tuo team di dare nuova vita a un’ex area industriale.  Qual è la prima cosa che ti verrebbe in mente di realizzare? Qual è il valore aggiunto di un ingegnere in questo tipo di progetto?

Un sito abbandonato potrebbe avere molteplici nuovi utilizzi quali la riqualificazione in ambito residenziale/commerciale, il riutilizzo a scopi produttivi o la creazione di nuove aree verdi. Prima della progettazione vera e propria, un ingegnere dovrebbe quindi occuparsi della valutazione delle reali necessità e dei bisogni del territorio, in modo che il progetto sia sostenibile da un punto di vista tecnico/economico e che porti un effettivo valore aggiunto alla comunità.

Luciano De Crescenzo (“I Pensieri di Bellavista”) ha scritto: “La sostanziale differenza che passa tra un architetto e un ingegnere sta nel fatto che l’architetto tra due soluzioni sceglie sempre la migliore, laddove l’ingegnere preferisce quella che ha meno difetti. Il primo si lascia trascinare dall’emozione, il secondo dai numeri.” Cosa ne pensi?

La soluzione migliore dovrebbe sempre coincidere con quella che ha meno difetti… o meglio ancora, con quella che presenta più vantaggi. Da questo punto di vista non vedo quindi una reale dicotomia fra il lavoro di un ingegnere e quello di un architetto. E per quanto un architetto possa essere più “sensibile” alle emozioni, nessuna delle due categorie può comunque prescindere dei numeri di un progetto.

Qual è la situazione più difficile che hai dovuto gestire in uno dei tuoi progetti?

Mi capita spesso di seguire progetti, per conto di imprese italiane o comunque europee, in paesi che hanno usi, costumi e standard di qualità totalmente diversi dai nostri. Una delle più grosse difficoltà incontrate in questa tipologia di lavori è proprio quella di far conciliare le richieste tecniche dei Clienti con le realtà locali. Uno dei punti di forza di Stantec è sicuramente quello di essere una società globale ma con un approccio sempre legato al territorio nel quale opera. Tutto questo è in linea con la nostra promessa, racchiusa nel motto “design with community in mind”.

Qual è il tuo cliente ideale?

Veloce, economico e ben fatto: queste sono le caratteristiche maggiormente richieste per un progetto. Il cliente ideale è sicuramente quello che riconosce che la combinazione delle tre precedenti caratteristiche non è quasi mai tecnicamente fattibile.

Quale sarebbe il tuo progetto ideale?

Il lavoro ideale è quello che consente di sfruttare a pieno la multidisciplinarietà di Stantec analizzando il progetto in tutte le sue fasi: dallo studio di fattibilità tecnico/economico iniziale, alla progettazione dell’intervento, fino alla gestione del cantiere.

C’è un progetto di Stantec che secondo te è un esempio memorabile di ingegneria?

Limitandosi alla mia realtà locale, sono particolarmente orgoglioso di aver supportato i nostri Clienti nelle decisioni di investimento che hanno portato alla realizzazione o all’acquisizione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili per svariate centinaia di megawatt di potenza. In questo modo posso quindi dire aver contribuito alla sfida di sostenibilità della quale il mondo dell’energia ha un estremo bisogno.

Uno studente che sta per diplomarsi ti chiede un consiglio: ingegneria o architettura?

Domanda da un milione di euro alla quale non c’è una risposta. Alle mille volte che mi è stata fatta, ho sempre consigliato di seguire le proprie passioni e aspirazioni, ben consapevoli di quelle che sono le prospettive attuali del mercato del lavoro.

 

Sull'intervistato

Marco Di Muro è ingegnere in Stantec con più di 10 anni di esperienza nel settore della consulenza ingegneristica in ambito energetico per banche, istituzioni finanziarie e operatori energetici nazionali e multinazionali. Si occupa di consulenza tecnico-economica per investimenti in impianti di produzione di energia elettrica da rinnovabili (M&A e sviluppo di nuovi impianti). Nel tempo libero Marco ama viaggiare per il mondo e venire a contatto con nuove culture.

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